Scrivono di me: “Squisite cupcakes, storia vera di Angelo P.”

Posted on - 7 maggio 2014 / Author - Angelfrosting / Category - Angelfrosting

squisite cupcakes angelfrosting
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Squisite Cupcakes

Storia vera di Angelo P. raccolta da Serena Rossi.

Questa è una storia che profuma di zucchero, crema al burro, farina e uova. E se ti guarderai attentamente i polpastrelli a fine lettura, ti accorgerai che saranno – come per incanto – sporchi di glassa al cioccolato. Allora, d’istinto, facendo attenzione che non ci sia nessuno attorno a te a coglierti in flagrante, t’infilerai le dita in bocca e, per un attimo, dischiuderai gli occhi come in estasi: ti avverto, le tue papille gustative saranno l’ostaggio di un fiume infinito di dolcezza.
squisite cupcakesIn Inghilterra le chiamano anche fairy cakes (letteralmente torte di fata), ma qui in Italia sono meglio conosciute come cupcakes. Scommetto che ora vi è balzata in testa l’immagine gustosa di queste deliziose torte in miniatura, dall’impasto soffice e spumoso, spesso aromatizzato alla vaniglia, al caffè, al cioccolato, agli agrumi o, se non ricordo male, addirittura anche allo champagne. Ma quello che le rende uniche è l’attenzione – da veri e propri artisti – riservata alla copertura. Infatti, che si tratti di glassa, pasta di zucchero, frosting di burro, meringa o formaggio fresco, l’importante è che il tutto sia adeguatamente decorato e colorato, come un dipinto d’inestimabile valore, pronto per fare la sua sfilata in un museo ambito.
Detto ciò, che io sia un tipo peccaminosamente goloso, l’avrete oramai intuito, e non è di sicuro un segreto da tenere nascosto, tuttavia quello che mai e poi mai avrei immaginato, è dove l’amore per queste mini opere d’arte – non riuscirei a definirle in altro modo – mi avrebbe portato.
Tutto iniziò a Londra qualche primavera fa, in una delle tante pasticcerie che ero solito bazzicare per fare incetta di cupcakes. Amavo profondamente quella città, ci tornavo appena riuscivo a liberarmi dagli impegni di lavoro e, quando mi capitava di affondare il palato in una di quelle piccole creazioni dolciarie, avevo la netta sensazione di essere stato spedito in paradiso; mi deliziavano a tal punto che, a ogni scorpacciata londinese, corrispondeva sulla via del ritorno una profonda tristezza, per non avere nessuno qui in Italia che le produceva.
Poi, durante una calda estate di circa due anni fa, mia sorella scovò in rete una bakery a Sarzana che produceva a mano e vendeva proprio cupcakes. Quando mi comunicò la notizia, l’accolsi come una benedizione. Dire che ero entusiasta è un eufemismo. Non stavo più nella pelle. Non so se fosse già scritto nel mio destino, ma la settimana dopo, per motivi purtroppo spiacevoli, io e la mia famiglia fummo costretti ad andare proprio a Sarzana.
Appena scesi dall’auto, una delle prime cose che feci, fu sbirciare l’indirizzo della bakery che avevo appuntato nel mio cellulare e mettermi alla ricerca di quel posto in cui vendevano le mie adorate tentazioni. Sfortunatamente, però, una volta raggiunto il negozio, mi accorsi che era il giorno di chiusura. Lì per lì ci rimasi un po’ male, poi mi armai di pazienza e decisi di sfidare la sorte, tornando l’indomani. E ora, so con certezza di aver fatto la scelta migliore.
Il pomeriggio dopo, infatti, non solo il locale era aperto, ma ebbi il piacere di conoscere Melissa e le sue cupcakes. M’innamorai all’istante di quel posto zuccherino, il cui profumo sembrava addolcire perfino la mia insonnia e gli attacchi di panico notturni: avevo perduto mio padre solo qualche anno prima, ma non ero mai riuscito a rielaborare il suo lutto; il dolore era ancora lancinante dentro di me, e avevo l’impressione che non mi avrebbe mai abbandonato.
Andai spesso a trovare Melissa nei giorni che seguirono quell’episodio, e anche quando tornai a casa mia, la mia mente correva sempre a quella sua bottega ricca di prelibatezze realizzate con tanto amore. Da allora, durante le mie trasferte a Sarzana, la Bakery di Melissa si tramutò in una tappa imprescindibile. Fu così che un giorno, Melissa mi suggerì allegramente: «Angelo, se non trovi le cupcakes nella tua regione, perché non impari a realizzarle da solo? Provaci, potrebbe essere una buona idea!».
All’inizio scacciai da me quel pensiero senza arrovellarmici troppo, ma mi capitava, non di rado, di non riuscire a prendere sonno. L’insonnia e quei maledetti attacchi di panico non ne volevano sapere di lasciarmi in pace. Se da un lato questa condizione di malessere mi sfibrava, dall’altro lato, però, mi regalava più tempo libero per riflettere sulle parole di Melissa. Ci rimuginai un po’ su e alla fine le mie nottate in bianco divennero un’occasione per andare su internet a caccia di ricette, consigli per realizzare l’impasto, materiali migliori, strumenti, e a ogni piccolo traguardo gioivo. Cominciai a sperimentare, e sfornare le cupcakes fu terapeutico per i miei malori notturni: solo così riuscivo ad aspettare l’alba per andare al lavoro, con l’animo di nuovo sereno.
Dopo essermi impratichito un po’ e aver ottenuto i primi risultati, pensai di aprirmi un blog e un profilo Facebook dal titolo Angelfrosting. Fu allora che scoprii, tramite il web, di non essere l’unico a nutrire questa grande passione. In men che non si dica mi ritrovai a pubblicare e a condividere ricette insieme a tanti altri appassionati, senza contare gli amici più stretti ai quali riservavo un trattamento speciale: erano le mie cavie preferite per assaggiare le mie cupcakes.
Ma quell’avventura aveva in serbo per me ancora un colpo scena. Un giorno, ricevetti una telefonata da parte di una certa Arianna del B&B “Il Baule dei Ricordi” di Montelupone. Rimasi letteralmente sorpreso quando m’invitò a realizzare delle cupcakes per un evento importante, organizzato nella sua struttura durante il weekend, un corso di tecnica shabby tenuto dalla famosissima Sarah Tognetti; e lo fui ancor di più quando mi piovvero addosso i complimenti sinceri non solo degli ospiti, ma anche di Lucia e Ilaria, collaboratrici di Arianna e curatrici di un gustosissimo blog dal nome “La Gallina Rosita”. Quella giornata si rivelò un vero successo, al punto che le mie nuove amiche m’incitarono a dar vita al mio primo workshop, così da poter trasmettere tutti i segreti delle magiche cupcakes ad altri appassionati di cucina.
E ora, eccomi qui, reduce dal mio primo workshop, con l’acquolina in bocca e un’emozione luminosa nel cuore. Sì, alla fine ce l’ho fatta: ho realizzato un bellissimo sogno. Tutte le partecipanti si sono divertite molto, trasmettendomi gioia, calore e quella serenità che credevo di aver perduto. Al dolore che mi mordeva dentro si è sostituito un dolcissimo profumo di vaniglia e cacao, che ha smussato le ferite, le ha medicate, meglio delle medicine che qualunque dottore mi avrebbe prescritto.
C’è ancora tanta strada da percorrere, in cucina non si finisce mai d’imparare e di mettersi in gioco con nuove idee e nuovi ingredienti. Se devo essere onesto fino in fondo, però, i ringraziamenti più grandi vanno alle persone che ho incontrato lungo il cammino e che mi hanno dato fiducia, aiutandomi a credere in questo sogno. Grazie dunque a Melissa, Valentina, Arianna, Lucia e Ilaria. E, infine, grazie a te papà. Con le dita sporche di zucchero, finalmente penso a te, la mia cupcake più dolce, con un sorriso.

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